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Un cucciolo sereno si lascia mettere a pancia all'aria, anche se non al primo tentativo. Insisteremo finché si rilassi e lo manterremo abituato a questa posizione, tenendolo quotidianamente tra le nostre braccia e parlandogli in tono rassicurante. Questo serve a fargli capire che può essere "dominato" da noi in assoluto relax perché non ha niente da temere. Inoltre ci verrà poi molto utile quando dovremo esaminare la cute alla ricerca di parassiti, spine o altro.

 

Consiglio sempre di acquistare un recinto di metallo leggero, insieme al cucciolo: l'equivalente del box in cui siamo stati tenuti da bambini, nella fascia di età in cui avremmo voluto esplorare gattoni tutta la casa, o eravamo incerti nei nostri primi passi (chissà quanti disastri avremmo combinato...e quante volte ci saremmo fatti del male)

 

Finché è cucciolo, sarà prudente lasciarlo libero per casa solo in nostra presenza: eviteremo danni inutili a mobili, tende, tappeti, o fili elettrici, rischisi per il cucciolo stesso!

 

Potremo far capire al nostro Jack cosa NON si deve fare col comando "NO!", al quale, nel caso insistesse, assoceremo una scrollatina, sollevandolo per la collottola: proprio come farebbe sua madre.

 

L'ideale sarebbe prevenire: se riusciremo a evitare che commetta errori, non sarà necessario correggerlo.

 

Nei sistemi di addestramento e di educazione di base c'è stata una notevole evoluzione e, negli ultimi anni, i metodi non violenti hanno conquistato un grande successo, che ormai messo in ombra i vecchi modi coercitivi, oltretutto assolutamente inadatti a diverse razze.

 

Si tende oggi ad un tipo d'insegnamento basato sul premio, piuttosto che sulla punizione; attraverso il condizionamento con rinforzo positivo il soggetto impara senza traumi, ed è evidente quanto sia motivato e gioioso nell'esecuzione.

 

Il primo obiettivo da raggiungere nell'obbedienza, il più fondamentale e basilare (e solo in apparenza banale) dovrà essere il richiamo. Teniamo presente che attraverso di esso riusciremo ad esercitare un buon controllo sul cane e che da questo può, in circostanze particolari, persino dipendere la sua salvezza. Il cucciolo deve imparare a capire il suo nome e cosa vogliamo da lui quando lo pronunciamo. Per giungere in tempi brevi al risultato, sfruttiamo innanzitutto le occasioni fornite dai pasti: chiamiamo il suo nome e, quando ci verrà vicino, gli daremo la ciotola.

 

Nell'arco della giornata ogni altra occasione dovrà essere colta per far capire che rispondere prontamente al nostro richiamo è cosa che vale veramente la pena di fare; ad ogni arrivo del piccolo, lo ricompenseremo con un premio (ci terremo sempre in tasca dei biscotti spezzati, così li faremo durare più a lungo, evitando che il cucciolo diventi obbediente... ma obeso!). Il continuo ripetere il nome del cucciolo, senza un reale motivo va comunque evitato, perché diventerebbe una sorta di litania priva di significato, che non richiamerebbe più la sua attenzione!

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