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Jack Russell Terrier addestramento


"Chi ha tempo non perda tempo" dice il saggio e, in materia di educazione del Jack Russell, conviene far nostro il vecchio motto!
"I contenuti che seguono sono integralmente tratti da alcuni capitoli del libro "Jack Russell Terrier" che qualche anno fa ho scritto, insieme a Umberto Cuomo, e che era stato pubblicato dalla casa editrice Elvetica."

Prima educazione

In una razza dall'intelligenza così brillante, ogni giornata insieme può portare gioie e soddisfazioni.

Abituiamoci a "pretendere" dal nostro cucciolo e saremo sorpresi dalla rapidità di apprendimento che dimostrerà. Anche chi non ha precedenti esperienze cinofile, potrà farsi guidare dal comune "buon senso".

Mi si perdoni il paragone ardito e certamente poco scientifico (ma che, secondo me, rende l'idea ed è accessibile ai più): in caso di dubbi, bisogna regolarsi come si trattasse di un bambino; difficilmente si sbaglierà! Cerchiamo di essere graduali, metodici e coerenti, usando sempre gli stessi comandi per ottenere che faccia, o non faccia qualcosa, eviteremo così di confonderlo. Ricordiamo: una sola parola, sempre la stessa per ciascun obiettivo.

Useremo un tono di voce calmo, ma fermo, evitando di gridare e nei casi estremi, di perdere le staffe. Il nostro cucciolo appartiene ad una razza di cani nati per il lavoro...e non si trattava sicuramente di un lavoro leggero; per questo sono stati dotati di un certo temperamento. Impariamo a tenere conto, senza farci ingannare dalla taglia ridotta, oppure perdonando troppo, con la scusa che è ancora giovane.

Quella certa vena di testardaggine potrebbe prendere il sopravvento e, forse ormai tardi, un giorno potremmo rimpiangere di non aver corretto sul nascere le sue cattive abitudini evitando che si consolidassero col tempo.

Insomma: tanta dolcezza, ma anche polso!

Un cucciolo sereno si lascia mettere a pancia all'aria, anche se non al primo tentativo. Insisteremo finché si rilassi e lo manterremo abituato a questa posizione, tenendolo quotidianamente tra le nostre braccia e parlandogli in tono rassicurante.

Questo serve a fargli capire che può essere "dominato" da noi in assoluto relax perché non ha niente da temere. Inoltre ci verrà poi molto utile quando dovremo esaminare la cute alla ricerca di parassiti, spine o altro.

Consiglio sempre di acquistare un recinto di metallo leggero, insieme al cucciolo: l'equivalente del box in cui siamo stati tenuti da bambini, nella fascia di età in cui avremmo voluto esplorare gattoni tutta la casa, o eravamo incerti nei nostri primi passi (chissà quanti disastri avremmo combinato...e quante volte ci saremmo fatti del male)

Finché è cucciolo, sarà prudente lasciarlo libero per casa solo in nostra presenza: eviteremo danni inutili a mobili, tende, tappeti, o fili elettrici, rischisi per il cucciolo stesso!

Potremo far capire al nostro Jack cosa NON si deve fare col comando "NO!", al quale, nel caso insistesse, assoceremo una scrollatina, sollevandolo per la collottola: proprio come farebbe sua madre. L'ideale sarebbe prevenire: se riusciremo a evitare che commetta errori, non sarà necessario correggerlo.

Nei sistemi di addestramento e di educazione di base c'è stata una notevole evoluzione e, negli ultimi anni, i metodi non violenti hanno conquistato un grande successo, che ormai messo in ombra i vecchi modi coercitivi, oltretutto assolutamente inadatti a diverse razze.

Si tende oggi ad un tipo d'insegnamento basato sul premio, piuttosto che sulla punizione; attraverso il condizionamento con rinforzo positivo il soggetto impara senza traumi, ed è evidente quanto sia motivato e gioioso nell'esecuzione.

Il primo obiettivo da raggiungere nell'obbedienza, il più fondamentale e basilare (e solo in apparenza banale) dovrà essere il richiamo. Teniamo presente che attraverso di esso riusciremo ad esercitare un buon controllo sul cane e che da questo può, in circostanze particolari, persino dipendere la sua salvezza.

Il cucciolo deve imparare a capire il suo nome e cosa vogliamo da lui quando lo pronunciamo. Per giungere in tempi brevi al risultato, sfruttiamo innanzitutto le occasioni fornite dai pasti: chiamiamo il suo nome e, quando ci verrà vicino, gli daremo la ciotola.

Nell'arco della giornata ogni altra occasione dovrà essere colta per far capire che rispondere prontamente al nostro richiamo è cosa che vale veramente la pena di fare; ad ogni arrivo del piccolo, lo ricompenseremo con un premio (ci terremo sempre in tasca dei biscotti spezzati, così li faremo durare più a lungo, evitando che il cucciolo diventi obbediente... ma obeso!).

Il continuo ripetere il nome del cucciolo, senza un reale motivo va comunque evitato, perché diventerebbe una sorta di litania priva di significato, che non richiamerebbe più la sua attenzione!

Se siamo in difficoltà, ci sposteremo in un cortile, o giardino, e quando non verrà al nostro richiamo dobbiamo resistere alla tentazione di inseguirlo: al contrario, lo spiazzeremo spostandoci nella direzione opposta, magari nascondendoci dietro ad un albero, o un angolo della casa. Naturalmente quando infine si avvicinerà, diremo il suo nome, premiandolo comunque.

Sempre al fine di prevenire i suoi errori ci sforzeremo di evitare di richiamarlo a noi se abbiamo il sospetto che possa non prenderci in considerazione (per esempio se sta giocando con un altro cucciolo): se si renderà conto della possibilità di ignorare ciò che gli diciamo... potrebbe prenderci gusto! Dopo diverse settimane, quando avremo ottenuto dei progressi evidenti, cominceremo ad alternare gradualmente il premio in cibo con un premio costituito da lodi e coccole: terremo il cucciolo in braccio per qualche momento, carezzandolo e dicendogli "bravo!".

Diraderemo in seguito la somministrazione dei premi in cibo, ma di tanto in tanto, a sorpresa, li riutilizzeremo per mantenere vivo l'interesse in ciò che abbiamo da proporgli.

Finché è cucciolo e faremo uso del recintino non dovremo dargli l'impressione di volerlo agguantare, privandolo della libertà per rinchiudercelo, altrimenti imparerà a sfuggirci appena intuisce le nostre intenzioni: invece ve lo metteremo, dopo un momento di coccole, premiandolo con un gioco, o un ossetto di pelle di bufalo con cui passerà il tempo in nostra assenza. Il cucciolo va abituato al più presto a sentire la presenza di un collarino sottile attorno al collo. In commercio ve ne sono di nylon, di misura regolabile e troveremo inoltre facilmente un guinzaglio da abbinare.

Per i primi tempi, soprattutto finché non sarà ben immunizzato da lamento tre vaccinazioni, è meglio evitare di portare il cucciolo in ambienti frequentati da altri cani: per i suoi primi approcci col guinzaglio potremo organizzarci anche in casa e farci seguire da lui mentre lo invitiamo con un gioco o, alle ore dei pasti, con la ciotola del cibo.

La pettorina "affascina" a volte i nuovi, inesperti proprietari, ma il suo utilizzo è sconsigliabile, in quanto incoraggia il cucciolo a trainare il proprietario (non a caso la indossano le mute di cani da slitta!) e non è mai divertente essere portati a spasso dal proprio cane, anche se di taglia ridotta!

Quel tipo di movimento, inoltre, contribuisce a rendere il nostro cane sgomitato, cosa che rovina non poco l'estetica di un Jack Russell. Insegnamogli da subito a camminare alla nostra sinistra: sempre e solo su quel lato. In questo modo fisseremo più velocemente il risultato e inoltre, se un giorno vorremo portarlo ad un'esposizione, saremo già a buon punto e non correremo il rischio di inciampare mentre mostriamo al giudice come muove bene.

In generale, tutte le esperienze che proporremo al cucciolo entro la decima settimana di vita verranno da lui metabolizzate con una naturalezza sorprendente, che in seguito potrebbe mancare dato che con il trascorrere delle settimane, a partire da quel momento, subentra una maggior presa di coscienza.

Non esageriamo con la durata delle nostre piccole "lezioni": i tempi di attenzione di un cucciolo sono brevi (pochi minuti) e dovremo cercare di non "saturarlo" così che, il giorno successivo, sia felice di fare qualcosa insieme a noi.

Anche quando saremo più che soddisfatti dell'intesa che si è creata tra noi e riterremo di averlo sotto controllo, ricordiamoci che un cane libero per strada, anche il più obbediente, può sempre cadere vittima di un imprevisto; cerchiamo perciò di resistere alla tentazione di lasciarlo vagare libero, anche quando sarà divenuto adulto!

Altro discorso sono le camminate in campagna: se conosciamo la zona e possiamo escludere il rischio di incontrare veicoli, sarà un'ottima occasione in cui perfezionare il richiamo. Difficilmente un cucciolo si spinge lontano da noi, in ambiente sconosciuto.

Se tuttavia dovessimo vederlo mettere il naso a terra, balzare fuori dal sentiero e sparire inghiottito da un enorme cespuglio di rovi, niente panico! Restiamo fermi dove siamo, richiamandolo solo di tanto in tanto: tornerà, un po' affannato e ansante, ma tornerà.

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